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Implantologia dentale

Un impianto dentale chirurgico rappresenta un dispositivo protesico fisso impiegato per colmare lo spazio lasciato da uno o più denti mancanti. Composto sostanzialmente da tre parti – l’impianto, il moncone e la corona – svolge diverse funzioni cruciali: l’impianto simula la radice di un dente e deve essere posizionato nel tessuto osseo mandibolare o mascellare; il moncone costituisce l’elemento di collegamento tra l’impianto e la corona; infine, la corona protesica sostituisce il dente mancante. L’inserimento di un impianto dentale chirurgico richiede un intervento chirurgico che, di solito, viene eseguito sotto anestesia locale o sedazione leggera.

Gli interventi di implantologia si possono effettuare solamente dopo che il processo di sviluppo delle ossa mascellari si è completato, per cui gli unici soggetti che non possono essere sottoposti a questo tipo di riabilitazione sono i bambini e gli adolescenti. Per quanto riguarda gli adulti, invece, le moderne tecniche chirurgiche consentono di restituire una dentatura fissa ed esteticamente eccellente a quasi tutti i pazienti, compresi quelli che abbiano sviluppato gravi atrofie ossee. Prima di elaborare un piano di trattamento implantare il dentista effettua un’attenta valutazione dello stato di salute generale del paziente, il che può rendere necessaria la prescrizione di accertamenti diagnostici e consulenze specialistiche. La moderna implantologia consente, infatti, di intervenire, con le dovute valutazioni pre-cliniche, anche su pazienti affetti da gravi patologie sistemiche, come i diabetici o i cardiopatici, quando si sia verificato che tali condizioni siano perfettamente sotto controllo.

Per “carico immediato” si intende la possibilità di caricare immediatamente gli impianti, ovvero la possibilità di mettere i denti il giorno stesso dell’intervento chirurgico o nei giorni immediatamente successivi. La moderna tecnica dell’All-on-4, ad esempio, consente di riabilitare un’intera arcata in modo fisso ed immediato sfruttando solamente quattro impianti, realizzando ad un tempo la riduzione dei costi e dei disagi post-operatori e restituendo una dentatura fissa ed esteticamente eccellente a quasi tutti i pazienti. Nei pochi casi in cui il paziente non disponga di una quantità di osso sufficiente ad inserire gli impianti e a caricarli immediatamente, si può comunque ricorrere ad innesti ossei che in pochi mesi ristabiliscono i volumi ossei necessari.

Nel settore odontoiatrico esistono impianti dentali di varie forme, vari materiali e varie superfici. 

Per quanto riguarda il materiale, quello con la maggiore quantità di letteratura scientifica alle spalle è il titanio, nella sua forma pura.

In merito alla forma, invece, esistono impianti di forma cilindrica, conica, tronco-conica, ecc… Gli impianti di forma conica sono riconosciuti per essere quelli maggiormente indicati nei trattamenti di implantologia a carico immediato. Permettono, quindi, di accelerare i tempi delle riabilitazioni implanto-protesiche, accellerando i tempi di carico.

Un’altro aspetto molto importante nella selezione di un impianto dentale è, infine, la superficie di rivestimento presente sull’impianto stesso. Esistono, sostanzialmente, due tipologie di superficie: liscia e ruvida. La superficie liscia (detta anche macchinata) ha il vantaggio di ridurre la potenziale adesione batterica e quindi il rischio di sviluppo di potenziali infezioni come la “peri-implantite”. Il fatto che la superficie liscia riduca di circa il 20% il rischio di sviluppare peri-implantite è un fatto ormai ampiamente documentato in letteratura.

In origine, i primi impianti dentali erano completamente lisci. Successivamente, nel corso degli anni, sono stati realizzati dei trattamenti della superficie attraverso differenti metodi di lavorazione con l’obiettivo di ottenere, sostanzialmente, un irruvidimento della superficie stessa. Infatti, sebbene la superficie liscia riduca il rischio di adesione batterica, è anche vero che la superficie ruvida aumenta la capacità dell’osso di creare un legame con il titanio (osteointegrazione) e, soprattutto, accelera i tempi di questo processo: mentre un impianto liscio richiede quattro / sei mesi per completare il processo di osteointegrazione, per un impianto ruvido ne sono sufficienti all’incirca due / tre.

Presso lo Studio Dentistico Lazzari si utilizzano impianti Axelmed, impianti certificati dotati di una superficie “ibrida”: una superficie liscia nella zona del collo implantare, a maggior rischio di adesione batterica, e una superficie ruvida nella zona inferiore, per permettere un aumento quantitativo della superficie di contatto fra osso e impianto (fenomeno anche noto come BIC – Bone to Implant Contact) e al fine di ottenere un’accelerazione del processo di osteointegrazione.

axelmed

La letteratura internazionale è concorde nel riconoscere, per il singolo impianto, una percentuale di sopravvivenza a 5 anni che si aggira intorno al 97 %. Questo significa che nel 97% dei casi l’impianto funziona.

E’ poi importante sottolineare che il fallimento di un impianto non è un evento paragonabile ad un rigetto d’organo come temono tanti pazienti: nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, è sufficiente svitare l’impianto in modo indolore, attendere qualche mese per la guarigione del sito implantare ed inserire un nuovo impianto.

Il dottor Lazzari ha riscontrato nella sua carriera professionale una percentuale di successo implantare nel 98.2% dei casi. Nell’1.8% dei casi di mancata integrazione è stato possibile inserire un nuovo impianto, attendere il processo di osteointegrazione e portare comunque a termine la terapia.

impianto integrato nell'osso

Dipende strettamente dalla complessità dell’intervento stesso: da pochi minuti per un impianto singolo quando si è in presenza di un volume osseo sufficiente ad alcune ore se si devono posizionare numerosi impianti in una cresta che deve essere ricostruita o in concomitanza di interventi rigenerativi accessori come ad esempio il rialzo di seno mascellare.

Assolutamente no, il paziente viene adeguatamente anestetizzato con anestesia locale e, se necessario, vengono somministrati dei famaci che aiutano nella sedazione del paziente. Quando consigliabile è possibile eseguire la chirurgia con la collaborazione di un anestesista in sede ambulatoriale per una sedazione più profonda, endovenosa, che garantisca un ridotto coinvolgimento emotivo da parte del paziente, un migliore decorso post-operatorio ed una guarigione più rapida.

Dipende dal tipo di intervento ma, nella quasi totalità dei casi, è possibile avere una protesi provvisoria. Talvolta è possibile realizzare un provvisorio che si appoggi agli elementi dentari adiacenti senza comprimere la gengiva coinvolta dall’intervento. Questo provvisorio potrà essere portato dal paziente anche subito dopo l’intervento. Se l’arcata è completamente edentula, o quasi, sarà necessario realizzare una protesi rimovibile. In presenza anche di pochi elementi dentari, due o tre in tutta l’arcata, è possibile posizionare transitoriamente, sino a guarigione ed integrazione degli impianti, un provvisorio in grado di garantire funzione ed estetica. L’unico caso in cui non si può portare la protesi per un pò di tempo, che deve essere indicato dal chirurgo, è quello in cui si siano realizzati dei rialzi di cresta verticali che potrebbero essere destabilizzati dalla pressione della protesi sull’osso innestato.

Esistono ormai in letteratura pubblicazioni scientifiche che attestano il buon funzionamento di protesi su impianti per più di 10/15 anni.

Ovviamente nella protesi implantare assume un’importanza fondamentale il mantenimento degli impianti da un punto di vista igienico da parte del paziente e, periodicamente, da parte del professionista che li ha inseriti.

Al momento dell’inserimento di un impianto bisogna inoltre considerare una serie di aspetti molto importanti, una serie di dettagli che decreteranno il successo, o il fallimento, della riabilitazione. Un aspetto molto importante, ad esempio, è la quantità di osso che circonda l’impianto e lo spessore della gengiva che lo protegge. Se questi sono insufficienti si potrebbero riscontrare problemi nelle fasi di integrazione dell’impianto. E’ necessario, inoltre, valutare lo stato di salute generale del paziente. Ad esempio, in un paziente fumatore si ridurranno certamente le probabilità che una terapia implanto-protesica preservi il successo nel corso del tempo.

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